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Il progetto di upcycling che riqualifica lo scarto e diventa strumento di riscatto sociale

L’iniziativa Eta Beta x Oway dimostra le potenzialità del riuso artistico a sostegno di un nuovo modello di solidarietà.

I meccanismi del mercato, in fin dei conti, sono la proiezione delle dinamiche quotidiane.  

Pensateci: lungo la filiera produttiva le aziende si trovano a gestire la ricerca delle materie prime, la scelta del packaging e la fase di smaltimento, proprio come il consumatore seleziona consapevolmente i propri acquisti e si occupa della differenziazione dei rifiuti.

Immaginate quanti vantaggi potrebbero apportare, in questo processo, comportamenti e abitudini sostenibili uniti allo straordinario potenziale della creatività?

Attraverso il racconto di un progetto di riuso artistico, che parte da molto lontano per tornare a Bologna, scoprirete l’enorme varietà di utilizzi e i diversi gradi di valore che dei semplici flaconi in vetro possono raggiungere se animati dal sapore di riscossa condito con un pizzico di estro.

Cos’è l’Upcycling

Ma partiamo dalla filosofia circolare che ha ispirato l’iniziativa e che, geneticamente, condiziona il nostro modo di fare agricosmetica. Avete mai sentito parlare di Upcycling?

 SÌ MA… QUAL È IL MODO MIGLIORE PER TRADURLO?

In italiano non è semplice trovare una traduzione letterale forte senza indagarne le sfumature. L’espressione che più si avvicina al reale significato è “riuso creativo”, ma non è sufficiente a comunicare il concetto. 

È l’arte di riutilizzare materiali di scarto per dar vita a nuovi oggetti con differenti destinazioni d’uso, di valore superiore rispetto al prodotto di partenza. Vuol dire riqualificare le risorse per renderle qualcosa di più importante e desiderabile, ma soprattutto ridurne l’impatto ambientale regalando loro una seconda possibilità.

PRIMI ESEMPI, IN TEMPI NON ANCORA MATURI

Erano gli anni ’60 quando le prime multinazionali iniziarono a prenderne in considerazione i vantaggi.  

L’apripista fu Heineken, che trasformò i vuoti delle bottiglie di birra in mattoni da costruzione. La sua idea a quell’epoca non fece breccia nel muro delle convenzioni, perché la società non era ancora predisposta a una visione di rottura rispetto al modo tradizionale di intendere gli oggetti e il consumo.

ATTENZIONE A NON CONFONDERLO CON IL RICICLO

Il primo dubbio da sciogliere riguardava – e riguarda tuttora – la differenza tra Recycling Upcycling. Non si tratta infatti di riportare un materiale al suo originario impiego, ma di ripensarlo complessivamente e di conferirgli un’inedita e più preziosa proprietà. 

Nella parola stessa (up-cycling) si intuisce il valore più alto di questo tipo di riuso, grazie ad un design curato e intelligente, elaborato già in fase di eco-progettazione.

OSSERVATA CON L’OCCHIO GIUSTO, LA VITA DI TUTTI I GIORNI REGALA INFINITI SPUNTI 

Primo consiglio: un po’ come avviene nei giochi ottici, quando si è invitati a scovare nella macchia di colore una figura frutto della propria personale percezione, anche di fronte a un rifiuto ci si può divertire a ipotizzare nuovi usi.

Nelle case di tutti capita di dover smaltire la scatola di cartone di un acquisto online o la bottiglia di vetro dell’olio appena consumato.

E, a pensarci bene, potreste ricordarvi di avere in cima alla lista dei desideri un porta gioie o una abat jour da comodino. Con una piccola decorazione una lampadina avrete già risolto, veloci come un click ma senza spese di spedizione, inquinamento su strada e tempi di ricerca in negozio. 

Il progetto “Il futuro è nel rifiuto”

È arrivato il momento di trasportarvi nel viaggio di Oway nella dimensione dell’upcycling solidale, capace di riqualificare lo scarto e di supportare persone in difficoltà nel loro percorso di reinserimento professionale. 

I MIGLIORI VIAGGI AVVENGONO SEMPRE IN BUONA COMPAGNIA

Sulla distanza, non ci siamo risparmiati.

Durante uno speciale evento a Kamakura, in Giappone, abbiamo inaugurato con Oway Japan la prima fase di questo progetto, presentando bellissimi oggetti di design frutto della fusione tra la creatività italiana e quella giapponese

Gli artigiani nipponici hanno recuperato materiale dismesso e realizzato pregiati elementi in legno di cipresso e ciliegio. Una volta trattato il legno – il componente naturale per antonomasia, che riavvicina alla materia e all’autenticità delle piccole cose – sono entrati in gioco i contenitori in vetro made in Oway, 100% riciclabili all’infinito.

 Non serviva più allontanarsi da casa: tra i complessi della Bologna industriale, la frenesia produttiva e l’edilizia regolare dei capannoni sorge da molti anni una fucina di idee, animata da intraprendenza, abilità manuale e voglia di riscatto. È la cooperativa sociale Eta Beta, articolata in vari spazi ma composta prima di tutto da persone, la cui volontà va oltre ogni confine e al di là di qualunque difficoltà.

ETA BETA X OWAY: L’ARTIGIANATO RISCRIVE LA STORIA DEL CONTENITORE

La sensibilità artistica faceva già parte del loro background ed era già considerata la ricetta per ritagliarsi una nuova e migliore collocazione nell’universo lavorativo. 

Ricevuti i contenitori vuoti di Oway, consumati e restituiti da alcuni clienti e saloni di Bologna perché venisse assegnata loro una nuova funzione, i ragazzi della cooperativa si sono messi al lavoro. 

Passando attraverso minuziose fasi di pulizia, lavaggio, taglio, fusione e decorazione, i vetri recuperati si sono trasformati e hanno preso la forma tratteggiata sui loro bozzetti. Ne sono nati complementi d’arredo per la casa, oggetti di illuminazione accessori destinati a durare nel tempo.

Scuole, bambini, chef stellati e reinserimento: il mondo di Eta Beta

Una cosa è certa: la cooperativa sociale, attiva sul territorio emiliano da oltre 20 anni, promuove un nuovo modello di solidarietà

Superando il concetto classico di accoglienzaEta Beta coltiva le inclinazioni professionali dei singoli e mostra i benefici derivanti dall’applicazione manuale, insegnando le tecniche artigianali di lavorazione del vetro, del legno e della ceramica.

Ma non è tutto: se i lavori di artigianato artistico attingono a materiale recuperato, per creare a partire dal rifiuto e incoraggiare la sostenibilità, giocano lo stesso decisivo ruolo le iniziative legate all’insegnamento “analogico”, materico ed ecologico e le collaborazioni d’autore con prestigiosi chef e ristoranti stellati. 

Il palcoscenico su cui questa operosa impresa va in scena è fatto di tante quinte: il centro di sperimentazione Spazio Battirame, lo smart village con botteghe di vetreria, falegnameria e ceramica e verdi zone ortive con funzioni sinergiche, didattiche e agricole.    

La nuova vita dei flaconi Oway

Ve lo starete chiedendo: come abbiamo fatto a selezionare solo alcuni oggetti e ad interrompere un flusso creativo che avrebbe prodotto altri strepitosi risultati? 

La verità è che il potere dell’Upcycling è proprio questo. L’infinito stimolo a fare di più, a inventare oltre ogni immaginazione, a divertirsi facendo qualcosa di utile per l’ecosistema.

Ecco perché non è un punto di arrivo. Abbiamo dato il via ad una catena di riuso artistico che non potrà mai spezzarsi, perché l’aver toccato con mano alcune delle numerose versioni in cui possono tramutarsi i contenitori in vetro ha risvegliato la curiosità di scoprirne molte altre utili ed esclusive.

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Eri con noi all’evento della Bologna Design Week “Il futuro è nel rifiuto” presso il punto vendita Sloway di via Ugo Bassi 4/E?

Se l’hai perso, eccoti un modo per recuperare! 

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