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Non è bello ciò che è nuovo, ma è bello ciò che circola a lungo

Usa, getta e ri-usa! Il 2020 cestina gli sprechi e dimostra come dettare tendenze a tutti i livelli in modo sostenibile, circolare e differenziante.

OWay Non è bello ciò che è nuovo, ma è bello ciò che circola a lungo

Di fronte all’emergenza ambientale in atto da anni – che oggi si è (finalmente) imposta agli occhi dell’opinione pubblica e nella sfera privata delle persone – ci sarebbe l’imbarazzo della scelta dei motivi per cui siamo giunti al punto di catarsi. 

Senza rendercene conto, ci siamo risvegliati in un’epoca in cui la lingua commerciale più parlata era l’acquisto usa e getta, estemporaneo, legato ai trend del momento più che alle necessità a lungo termine. Per capirci universalmente, abbiamo adottato il monouso e, per autoassolverci dall’acquisto compulsivo (in quantità), abbiamo cercato di spendere sempre meno, penalizzando la manodopera e la qualità della materia prima, in ossequio alle logiche del fast fashion

Ma come nelle dinamiche della vita quotidiana, il mondo si è reso conto del problema solo quando tutti gli indicatori sembravano darlo per spacciato (si pensi all’eccessivo fabbisogno d’acqua, all’aumento dei gas serra e alla scelta di materiali di bassa qualità).

Fortunatamente però la soluzione c’è, è praticabile, premiante e a portata di mano.

The time is now: al Pitti l’eleganza è circolare

The time is now: al Pitti l’eleganza è circolare

La soluzione c’è, appunto, ma il tempismo è – e deve essere – il qui e ora. 

I primi segnali dell’anno nel mondo del fashion sono stati lanciati con chiarezza alla 97° edizione di Pitti Uomo, contraddistinta dalla cifra delle scelte identitarie del cittadino contemporaneo.

La manifestazione fiorentina, guardata con interesse da tutti gli angoli del mondo della moda, ha accolto nella Fortezza del Basso una piccola (indispensabile) provocazione di Greenpeace, promotrice della campagna The time is now! New citizen 1.5”Il primo monito è racchiuso proprio qui, nelle pieghe del claim: 1.5 è l’aumento massimo della temperatura media globale concesso al cittadino del mondo per arginare la deriva climatica.

Lanciato l’allerta rossa, entra però in gioco il piano di salvataggio. È in quest’ottica che Greenpeace Italia si rivolge all’individuo consapevole, chiedendogli di agire nel perimetro del suo stile di vita con piccole scelte di responsabilità. La proposta dell’Organizzazione si è trasformata in capsule collection realizzate con i tessuti eco-sostenibili forniti da aziende manifatturiere del Consorzio Detox,  

Ma l’invito all’impegno concreto è arrivato da ogni livello, persino da Altezze Reali. 

Il Principe Carlo d’Inghilterra – nei panni del Patron della “Campaign for Wool” a sostegno dell’uso della lana pura ottenuta da coltivazioni biologiche – ha fatto pervenire il suo contributo video al Salone del Pitti destando l’attenzione sull’amore per la natura e gli animali e incoraggiando la collaborazione strategica tra allevatori, rivenditori, stilisti, designer e consumatori per l’immissione nel mercato di un prodotto moda sempre più ecologico, etico e sostenibile.

Nell’era dell’antropocene, lo stimolo a vivere e “pensare sostenibile”

Nell’era dell’antropocene, lo stimolo a vivere e “pensare sostenibile”

Prima di gustare i risultati del cambiamento di mentalità in corso, però, concedeteci un piccolo passo indietro. Di fonte a ogni rinascita storica che si rispetti – che si spera abbia anche solo la metà della portata rivoluzionaria delle arti e dei mestieri del Rinascimento – bisogna fermarsi un secondo e leggere le cause. Quelle nel capitolo prima sul manuale di storia, per intenderci. 

Al cinema e nei musei, nel 2019, si è tanto parlato di Antropocene. In poche parole l’era geologica dell’uomo, lo sbocco naturale delle azioni umane ai danni della Terra. Siamo entrati nella linea del Tempo, quindi, ma non certo per meriti e gloria.  

Ma non tutto il male vien per nuocere: assodato questo “risultato” scientifico epocale, infatti, le cose hanno iniziato a girare nel verso giusto (forse l’unico ormai possibile). Oggi possiamo infatti dirci pronti al “Sustainable Thinking” promosso prima di tutto dalle grandi maison della moda globale. Questo vuol dire che abbiamo tutti gli elementi per tornare a pensare sostenibile, dando risposte ai nostri bisogni senza impattare irreversibilmente sull’ambiente e l’ecosistema.

White Street Market 2020: l’essenziale è visibile agli occhi (e profumato all’olfatto)

White Street Market 2020: l’essenziale è visibile agli occhi (e profumato all’olfatto)

Controverso, spregiudicato e a volte anche sfacciato, non si può negare che l’universo del fashion detti tendenza e, soprattutto, preannunci importanti sviluppi futuri.  

Dopo il Pitti, il palcoscenico ha cambiato location volando alla Milano Fashion Week. Tra passerelle, spazi espositive e conferenze stampa, molti temi sono emersi e tante possibili soluzioni sono state proposte nell’ottica dell’eco-fashion e del green design. Una buona concentrazione di esse è risuonata in via Tortona, all’interno del Base Milano (anche noto come Ex-Ansaldo) nella due giorni del White Street Market.

Il primo evento dedicato interamente al fashion design e all’innovazione sostenibile, infatti, ha radunato un’eterogenea selezione di brand forti sul mercato anche – e soprattutto – per la loro risposta concreta ai temi della sostenibilità, a vantaggio dell’economia circolare.

Tra questi c’era anche Oway, fattosi largo con la forza dei profumi e il potere dell’esperienza sensoriale in un mare salpato da molti coraggiosi esploratori del recupero.

Tra jeans, pantaloni, t-shirt e accessori c’eravamo anche noi, pionieri del plastic free dal 2013, convinti difensori del ri-uso, mai spettatori per scelta e da sempre attori protagonisti del circolo agricosmetico. A dire a tutti, come in tempi non sospetti: “Abbiamo bisogno di voi”, perché questa è la direzione giusta.

I Sensi Intessuti di Oway e il percorso immersivo di Artefiera

I Sensi Intessuti di Oway e il percorso immersivo di Artefiera

Anche per Oway – si sarà capito – il 2020 è iniziato con il pieno di stimoli e intuizioni. 

Prima di salutare l’anno passato abbiamo avuto la fortuna di imbatterci in una giovane artista con una cifra stilistica già matura e delineata, ma alla costante ricerca di sinergie. Lei produce arte mettendola a disposizione di fruitori consapevoli e accidentali, mentre Oway porta avanti un progetto agricosmetico circolare, fatto di tante manifestazioni ma vissuto nel contesto di un unico e coerente stile di vita. 

Cosa accomuna questi due “soggetti”? Semplice, una convinzione. Il fatto di vivere l’arte come se ci si dovesse immergere in una nuova dimensione: uscire dalla bidimensionalità, superare il limite delle coordinate note e avventurarsi in un abisso virtuale che intreccia i sensi amplifica l’inespresso custodito in noi.

Camilla Fasoli è l’artista che ha ricreato per noi un percorso immersivo che rilegge il mondo affidandosi alla realtà aumentata e al potere evocativo dei tessuti recuperati. 

Attraverso collage e intrecci di trame, a partire da materiali industriali dismessicampionature e vecchie collezioni fornite da Vescom (eccellenza dell’arredamento contract internazionale), Camilla compone scenari onirici multidimensionali ed evocative sculture tessili. Da questo viaggio insieme nasce l’installazione interattiva dedicata allo store Oway di via Ugo Bassi 4/E in occasione di Artefiera: profondità marine e giardini rigogliosi nel cuore del frastuono metropolitano, in compagnia esclusiva dei nostri cinque sensi

Senza aspettarsi niente, andando a fondo nelle percezioni, risalendo sopra la superficie della realtà e rituffandosi nella complessità di due fondali allo specchio.